
Ti è mai capitato di provare un intenso bruciore nel fare la pipì, dover andare con urgenza al bagno più volte in una sola mezz’ora per fare solo poche gocce, e sentire un fastidioso senso di peso al basso ventre? Magari hai notato anche qualche traccia di sangue nelle urine? Se sì, probabilmente ti sarà stata diagnosticata una cistite, ossia l’infiammazione della vescica urinaria, nella maggior parte dei casi causata da un’infezione batterica.
In questo articolo voglio parlarvi della cistite che si presenta entro 24-48 ore da un rapporto sessuale, altresì detta cistite post-coitale. Spesso questo tipo di manifestazione clinica è ricorrente, ossia quando la cistite post-coitale si presenta più di 2 volte in 6 mesi o più di 3 volte in 12 mesi. Ebbene, pensate che tra le cistiti ricorrenti, la cistite post-coitale costituisce circa il 60% dei casi: più della metà! E questo non è l’unico motivo per cui vale la pena parlarne: provate ad immaginare il senso di frustrazione e rabbia che può provare una donna che si trova ad associare un’attività piacevole come il sesso, ad un’esperienza dolorosa e invalidante come la cistite. Molte donne lo descrivono come un vero e proprio incubo.
Prima di spiegarvi come si può uscire da questa spirale infernale di urinocolture e antibiotici, vorrei però addentrarmi sulle cause di questo fenomeno, perché ci faranno comprendere meglio il processo di diagnosi e le relative terapie. Molti di voi penseranno: se è un’infezione batterica, qualcuno me l’ha attaccata o l’ho semplicemente “presa”!
Ed è qui che vi sbagliate.
I fattori causali e predisponenti della cistite post-coitale
Nella maggior parte delle cistiti, circa l’85%, il protagonista è il signor Escherichia coli, un comune batterio commensale delle nostre vie digestive, che di solito si aggira indisturbato e inoffensivo nel nostro intestino.
E cosa c’entra l’intestino con la vescica?
C’entra eccome, perché può succedere, soprattutto a chi soffre di stitichezza o sindrome dell’intestino irritabile, che questo batterio cresca a dismisura a livello intestinale (“sovracrescita batterica”) e riesca a passare dalla mucosa intestinale all’interno della vescica e dell’uretra con un meccanismo che si chiama “traslocazione batterica”.
E con il sesso cosa c’entra? Ora ci arriviamo.

La penetrazione agita su una vagina non lubrificata e priva di vasocongestione, ossia in assenza di eccitazione sessuale genitale, può favorire microtraumi tissutali e infiammazione locale, che favoriscono l’attecchimento di E. Coli sulla mucosa e la risalita fino alla vescica. E’ interessantissimo sapere che l’uretra femminile nel suo terzo inferiore presenta un manicotto esterno di tessuto molto simile al corpo spongioso che avvolge l’uretra del pene: si tratta di tessuto erettile che durante l’eccitazione si gonfia di sangue e chiude l’uretra, proteggendola dalla risalita verso la vescica dei fluidi durante la penetrazione. Se non c’è eccitazione sessuale, questo manicotto non si gonfia ed espone la nostra uretra all’invasione. Se non c’è eccitazione sessuale, per giunta, il livello di piacere e il grado di soddisfazione sessuale sono più bassi; se ci mettiamo anche la cistite, oltre il danno, abbiamo la beffa!
A proposito di penetrazione, aggiungo: se è dolorosa, in particolare per un ipertono del pavimento pelvico, e quindi l’ingresso vaginale è ristretto da questa condizione, sarà più facile che si creino delle microlacerazioni che possono favorire un episodio di cistite.
Altra condizione che spesso si ritrova nelle donne con cistite post-coitale ricorrente, è l’atrofia vulvo-vaginale post-menopausale. Dovete sapere che gli ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni e il testosterone hanno un ruolo chiave nel nutrire e rinnovare i tessuti degli organi genitali: immaginateli come un buon concime, le ovaie che li producono sono il contadino, mentre gli organi genitali sono il terreno. Bene, ora immaginate cosa succede quanto bruscamente il contadino non concima più il terreno perché è andato in pensione: il terreno diventerà arido, darà poco frutto e di scarsa qualità. Parallelamente, con il brusco calo ormonale dopo la menopausa, i tessuti erettili del clitoride e dell’uretra, insieme alle mucose della vulva e della vagina, tendono a diventare anelastici e fragili (“atrofia”) e quindi meno resilienti ai microtraumi legati all’attività sessuale, anche qui aprendo le porte al nostro nemico E. Coli.
Chiaramente durante la visita medica sessuologica, sarà cruciale che il medico esplori con domande mirate tutti gli ambiti che ho elencato sopra, perché la terapia è diversa e personalizzata in base a quale sia la condizione predisponente la cistite.
I metodi preventivi per la cistite post-coitale

Ora che abbiamo spiegato i meccanismi che possono predisporre all’infezione, vi elenco le strategie preventive e misure terapeutiche che il medico può proporre in questi casi.
La maggior parte delle linee guida internazionali, raccomandano come primo metodo preventivo in quanto ad efficacia la terapia antibiotica continua per 6-12 mesi. Indubbiamente questa strategia può dare ottimi risultati, provati da studi clinici che hanno prodotto evidenze scientifiche di elevata qualità, ma ci sono dei contro da considerare che spesso nella pratica clinica portano i medici e le pazienti e non intraprendere questa strada:
- gli antibiotici hanno degli effetti collaterali che non sempre sono tollerati per periodi così dilazionati di terapia;
- possono causare squilibri della flora batterica intestinale e vaginale, causando infezioni da Candida anche aggressive;
- il mondo sta andando incontro a una delle minacce più gravi per la nostra salute globale, ossia l’antibiotico-resistenza: più antibiotici usiamo, più i batteri imparano a difendersi da loro.
Gli antibiotici si possono assumere anche al bisogno entro 2 ore dal rapporto sessuale: questo regime ha la stessa efficacia dell’assunzione continuativa di antibiotici e può essere una soluzione comoda, ma, a mio personale parere, se una persona dovesse avere rapporti sessuali con frequenza vicina ad 1 volta al giorno, non farebbe nessuna differenza rispetto a quanto sopra.
E se volessimo quindi evitare l’antibioticoprofilassi e riservare gli antibiotici, quindi, solo al trattamento della fase acuta?
Abbiamo alcune opzioni che la letteratura scientifica ci propone, a volte un po’ meno efficaci, altre volte con evidenze scientifiche più deboli, ma comunque raccomandate. Queste preparazioni farmaceutiche vanno assunte quotidianamente a cicli in modo da proteggere la mucosa e/o rinforzarne le difese immunitarie.
D-mannosio: si è addirittura visto da alcuni studi che questo tipo di molecola, alla dose adeguata, può equiparare l’efficacia dell’antibiotico fosfomicina.
Metenamina: è un vecchio antibatterico, come un disinfettante, e non causa resistenze batteriche. Secondo lo studio ALTAR ha un’ottima efficacia.
Immunoprofilassi con OM-89: si tratta di un lisato batterico formulato con 18 specie di E. Coli che agisce come un vaccino e stimola il sistema immunitario a combattere i batteri responsabili della cistite.
Terapie con estrogeni intravaginali: questa è la scelta migliore nelle donne con carenza estrogenica che causa atrofia vaginale, su cui questi preparati estrogenici sono molto efficaci. Essendo una terapia locale, ha pochi effetti collaterali.
Nel caso di ipertono del pavimento pelvico sarà invece necessario un trattamento riabilitativo al fine di favorire il rilassamento muscolare.
Se, poi, il problema scatenante le cistiti è l’assenza di eccitazione sessuale, allora sicuramente un consulente sessuale potrà analizzare la situazione e offrire i consigli necessari per un’attivazione funzionale ad aumentare il piacere e ridurre l’evenienza di “spiacevoli” conseguenze sui tessuti genito-urinari. Con buone probabilità il problema si risolverà con un’adeguata dose di lubrificante e i giusti preliminari (e no, il sesso orale e la masturbazione non sono preliminari! ne parleremo…).
Infine vi lascio una carrellata di buone pratiche igieniche-comportamentali che possono aiutare le donne che soffrono di cistite post-coitale ricorrente:
- fai sempre la pipì dopo aver avuto un rapporto sessuale;
- bevi sempre molta acqua 1,5-2 litri al giorno;
- non trattenere a lungo la pipì quando ti scappa;
- evita le lavande vaginali;
- evita gli indumenti e l’intimo troppo stretti.

Concludendo, la cistite post-coitale, soprattutto se ricorrente, può essere una condizione che sottende cause diverse, che necessitano di diversi trattamenti e metodi preventivi.
Se ti capita spesso, affidati ad un medico esperto in questa problematica, per poterla gestire e risolvere con gli strumenti migliori e più efficaci per te.
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