EIACULAZIONE PRECOCE: Quali sono le cause e quali sono i metodi per ottenere il controllo eiaculatorio?

I due fiammiferi della campagna di sensibilizzazione sull'eiaculazione precoce del 2013 supportata da Menarini e patrocinata da SIA, SIAMS, SIU e AOGOI
I due fiammiferi della campagna di sensibilizzazione sull’eiaculazione precoce del 2013 supportata da Menarini e patrocinata da SIA, SIAMS, SIU e AOGOI

L’eiaculazione precoce secondo la letteratura scientifica è la disfunzione più comune tra gli uomini, con prevalenze che spaziano dal 12% al 25% a livello internazionale. La sua presenza sembra essere abbastanza trasversale tra gli individui di tutte le fasce d’età, con una lieve tendenza ad aumentare con l’avanzare dell’età. 

Come si evince dalle cifre sopra citate, gli studi epidemiologici non offrono dati omogenei, e il motivo è che sono state usate diverse definizioni di eiaculazione precoce che possono essere più o meno restrittive rispetto ai tempi di latenza eiaculatoria (IELT – Intravaginal Eiaculatory Latency Time, ossia il tempo che intercorre tra l’inserimento del pene in vagina e l’eiaculazione). Delle definizioni parlerò nel primo paragrafo di questo articolo.

Alla fine ci tengo a lasciarvi una mia riflessione personale su questo tema, che spero possa aiutarvi a sviluppare un po’ di pensiero laterale. Ma prima, largo ai contenuti scientifici, per comprendere a pieno di cosa stiamo parlando.

Una digressione sulle definizioni di eiaculazione precoce: quando si può definire un’eiaculazione davvero precoce?

La definizione di eiaculazione riportata nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th Edition altresì detto DSM-IV-TR del 2000 (la più utilizzata in letteratura quando si parla di eiaculazione precoce)  recita che l’eiaculazione precoce è una “Persistente o ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale, prima, durante o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri.”.

Vediamo invece la definizione del DSM-V del 2013: “Persistente o ricorrente eiaculazione che si verifica durante l’attività sessuale con il partner, entro circa 1 minuto dalla penetrazione vaginale e prima che l’individuo lo desideri.”. E’ molto probabile che molte diagnosi di eiaculazione precoce fatte tramite la definizione della IV edizione, non si riconoscano invece nella definizione della V edizione, che è più restrittiva e pone un vero e proprio limite di tempo (1 minuto).

Esiste poi la definizione prodotta dall’ISSM Committee (International Society for Sexual Medicine – ISSM Committee) nel 2008 e poi aggiornata nel 2014, che a mio parere è la più completa:

Una disfunzione sessuale maschile caratterizzata da eiaculazione che avviene sempre o quasi sempre prima o entro circa 1 minuto dalla penetrazione vaginale (lifelong PE), oppure da una riduzione clinicamente significativa e fastidiosa del tempo di latenza eiaculatoria, spesso a ≤ 3 minuti (acquired PE), associata all’incapacità di ritardare l’eiaculazione in tutte o quasi tutte le penetrazioni vaginali, e con conseguenze personali negative come disagio, frustrazione e/o evitamento dell’intimità sessuale.

In questo caso si distinguono due entità ben precise:

  • lifelog PE: è l’eiaculazione precoce che è presente da tutta la vita, fin dai primi rapporti sessuali, caratterizzata da tempi di latenza eiaculatoria inferiori a un minuto.
  • acquired PE: la cosiddetta eiaculazione precoce acquisita, che è comparsa ad un certo momento della vita in uomini che precedentemente riferivano di avere un buon controllo eiaculatorio. In questo caso lo IELT solitamente si assesta sotto i tre minuti.

Questa definizione sottolinea anche il vissuto di sofferenza che troppo spesso non viene preso in considerazione nelle definizioni scientifiche, ma che è il vero motivo per cui vale la pena investire tempo di cura per i pazienti che convivono con questa condizione.

La situazione in Italia: lo studio IPER (Italian Premature Ejaculation Research)

In Italia gli autori dello studio IPER, pubblicato su Sexual Medicine nel 2018, hanno voluto studiare nello specifico la prevalenza di questa disfunzione in Italia: è emerso che la prevalenza media di eiaculazione precoce in uomini tra i 18 e gli 80 anni è di 18,5% utilizzando il questionario di valutazione dell’eiaculazione precoce PEDT score, e di 12,4% se si considera il tempo di latenza eiaculatorio inferiore a 1 minuto. La percentuale tende ad essere più alta negli uomini in fascia d’età più avanzata. Nella maggior parte dei casi (64,6%) si trattava di eiaculazione precoce di tipo life-long, quindi presente da tutta la vita. 

E’ inoltre emerso che il 31,3% della popolazione in studio affetta da eiaculazione precoce non aveva mai chiesto aiuto per risolvere il problema: pare quindi che in Italia, gli uomini siano più inclini a cercare aiuto (6 su 10 chiedono supporto al Medico di Medicina Generale), rispetto al resto del mondo in cui le cifre si invertono (78% non chiede aiuto al medico, vedi The Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors).

Rimane invece la credenza errata del 51,9% degli uomini che afferma di non aver cercato consulenza medica perché non esiste cura per l’eiaculazione precoce. Spoiler: non è così!

Da questo studio si evince anche che gli uomini che soffrono di eiaculazione precoce, hanno un maggior rischio di disfunzione erettile, calo della libido, ridotto piacere durante l’orgasmo e dolore durante i rapporti, con un importante effetto negativo sulla qualità di vita della persona. La bassa soddisfazione sessuale che ne deriva, porta quindi ad evitare i rapporti sessuali, spesso minando il rapporto di coppia.

Sulle cause dell’eiaculazione precoce: “perché vengo troppo presto?”

Per indagare le cause, occorre fare una distinzione tra PE life-long e PE acquired:

PE life-long o primaria:

Presente fin dai primi rapporti sessuali per tutta la vita sessuale, è considerata in gran parte legata a fattori neurobiologici, genetici e di regolazione del riflesso eiaculatorio. Nello specifico è stata rilevata una disregolazione dei sistemi neurotrasmettitoriali centrali, in particolare della serotonina (5-HT), che modula il controllo dell’eiaculazione. Alcune varianti (dette polimorfismi) in recettori serotoninergici e trasportatori sono state associate con una latenza eiaculatoria molto breve.
Componenti genetiche o ereditarie, invece, non sono dimostrate come singola causa esclusiva, ma la familiarità osservata in alcuni studi suggerisce una predisposizione genetica.

Esiste poi un’altra considerazione da fare sull’iper-reattività sessuale: si tratta di un arousal eccessivo in risposta allo stimolo sessuale che è stato osservato in alcuni studi come parte del fenotipo della PE life-long.
In sostanza, la forma lifelong ha una forte componente neurobiologica con possibile influenza genetica e minore ruolo predominante di fattori psicologici isolati rispetto alla forma acquisita.

PE acquired o secondaria:

La forma acquired PE si sviluppa dopo un periodo di normale controllo eiaculatorio e di solito è associata sia a fattori psicologici sia a condizioni mediche/organiche.

Le cause psicologiche sono spesso predominanti e comprendono:

  • Ansia da prestazione sessuale: è il fattore psicologico più frequentemente osservato e può ridurre la soglia per l’eiaculazione;
  • Problemi psicologici o di relazione: compresi stress, conflitti di coppia, difficoltà emotive e basso controllo dell’eccitazione;
  • Disturbi d’ansia generalizzati e depressione, i quali possono sia contribuire che risultare dall’eiaculazione precoce.

Ma attenzione: spesso l’eiaculazione precoce è spesso associata a condizioni fisiche:

  • Disfunzione erettile (ED): gli uomini con ED possono “accelerare” per evitare la perdita di erezione, facilitando l’eiaculazione precoce;
  • Prostatite o infiammazioni prostatiche: stimolano riflessi nervosi e possono ridurre l’IELT;
  • Disturbi endocrini come ad esempio l’ipertiroidismo;
  • Comorbidità metaboliche e vascolari come ipertensione, obesità e diabete possono influenzare la funzione sessuale e l’eiaculazione;
  • L’uso o la sospensione di sostanze, quali farmaci o droghe, può alterare la funzione neuroendocrina e la risposta eiaculatoria.

Come risolvere il problema? Parliamo di terapie.

Dopo aver diagnosticato l’eiaculazione precoce, la terapia dipende proprio da quale delle due tipologie principali (primaria life-long e secondaria acquisita) la caratterizza.

Nell’eiaculazione precoce primaria o life-long, la terapia è in prima linea farmacologica, e agisce sui circuiti della serotonina che sembrano stare alla base della fisiopatologia di questa precisa condizione. Se è presente anche una disfunzione erettile, va trattata per prima, con i farmaci che conosciamo molto bene, gli inibitori delle fosfodiesterasi 5 – PDE5I (sildenafil, tadalafil, vardenafil, avanafil). Il farmaco impegnato specificatamente per l’eiaculazione precoce è, invece, la dapoxetina, un SSRI (inibitore della ricaptazione della serotonina) a breve durata d’azione con un profilo farmacocinetico adatto al trattamento on-demand: va infatti assunta 1 o 2 ore prima del rapporto. 

Si possono abbinare dapoxetina e PDE5I? Si è visto che l’abbinamento tra dapoxetina e PDE5I produce ottimi risultati sull’allungamento del tempo di latenza eiaculatorio ed è sicuro, quindi sì, si possono abbinare, sempre su stretto monitoraggio del medico.

Nelle linee guida per la gestione dei disturbi dell’eiaculazione sono anche raccomandate basse dosi quotidiane di SSRI come la paroxetina e la clomipramina: l’effetto sul ritardo dell’eiaculazione si vede dopo pochi giorni di utilizzo, ma è stata osservata una graduale riduzione dell’effetto dopo 6-12 mesi, come per un meccanismo di tolleranza. 

Sono anche disponibili, e utilizzabili in prima linea gli spray alla lidocaina/prilocaina, che spruzzati sul glande e lasciati agire qualche minuto, producono un effetto desensibilizzante sulla mucosa e ritardando l’eiaculazione; con un meccanismo del tutto simile agiscono anche i condom ritardanti.

Utile sia nella forma primaria, ma soprattutto nella forma secondaria, è la terapia sessuologica che aiuta a togliere il focus dalla performance, a ridurre l’ansia sessuale e ad utilizzare strategie atte a controllare l’eiaculazione durante il rapporto sessuale attraverso l’utilizzo di tecniche come la stop and start e la squeeze (compressione) technique. 

Qualora il medico lo ritenesse necessario in base alle informazioni ricavate dall’anamnesi e dall’esame obiettivo, sarà utile indagare e trattare condizioni organiche che possono stare alla base di un’eiaculazione precoce secondaria, come i disturbi endocrini, cardiovascolari, metabolici citati sopra.

Uno spunto di riflessione personale: L’eiaculazione precoce è davvero un problema?

Leggendo questo titolo mi immagino che vi chiediate: “Ma come, Dottoressa, dopo tutta questa pappardella di informazioni scientifiche che dicono che l’eiaculazione precoce è un problema medico, ti chiedi se davvero sia un problema? Sei impazzita?”

No, non sono impazzita, ma semplicemente credo che sia doveroso fare un passo in più rispetto alla mera discussione dei contenuti scientifici. Un passo in più verso una consapevolezza più ampia di cosa significa davvero per noi godere di un incontro sessuale.

Qui vi chiedo: è più importante sforzarsi di raggiungere l’orgasmo all’unisono o dare e ricevere piacere godendosi l’attimo minuto per minuto? E’ più importante la performance, la cui qualità è spesso dettata dalla nostra cultura e società, o l’accettazione della propria unicità anche in ambito sessuale? Se l’orgasmo femminile può arrivare quando vuole, anche dopo pochi secondi di stimolazione, allora perché quello maschile non può? La penetrazione vaginale pene-vagina è davvero l’unico modo in cui sappiamo dare e ricevere piacere?

Il mio scopo è quello di farci ragionare e, se vogliamo, uscire da una mentalità che spesso ci sta stretta, che relega la sessualità eterosessuale all’incontro penetrativo tra pene e vagina e non considera invece la miriade di modalità e pratiche sessuali che possono non solo allungare la durata di una rapporto sessuale, ma soprattutto renderlo più piacevole, più giocoso, più intenso. Spesso ci costringiamo ad uniformarci a degli standard decisi da altri, perdendo la nostra autenticità. Che peccato!

Penso che per quanto riguarda l’eiaculazione precoce, una volta escluse tutte le condizioni mediche pericolose che la possono causare, il Sessuologo abbia il compito di portare la consapevolezza su cosa sia davvero importante per il paziente e per la coppia e su quali siano i suoi/loro desideri in ambito di piacere sessuale. I farmaci funzionano: possono davvero aiutare a guadagnare qualche minuto, e per alcuni pazienti vuol dire triplicare o quadruplicare il tempo della penetrazione vaginale; ma siamo sicuri che serva davvero? Chiediamocelo. Spesso qualche minuto in più non è sufficiente, se non è tempo di qualità.

Bibliografia:

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Ege Can Serefoglu, Chris G. McMahon, Marcel D. Waldinger, Stanley E. Althof, Alan Shindel, Ganesh Adaikan, Edgardo F. Becher, John Dean, Francois Giuliano, Wayne J.G. Hellstrom, Annamaria Giraldi, Sidney Glina, Luca Incrocci, Emmanuele Jannini, Marita McCabe, Sharon Parish, David Rowland, R. Taylor Segraves, Ira Sharlip, Luiz Otavio Torres, An Evidence-Based Unified Definition of Lifelong and Acquired Premature Ejaculation: Report of the Second International Society for Sexual Medicine Ad Hoc Committee for the Definition of Premature Ejaculation, Sexual Medicine, Volume 2, Issue 2, June 2014, Pages 41–59, https://doi.org/10.1002/sm2.27

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